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Cos’è la
morte?, dove finiamo dopo la morte?.
Queste sono le
due domande a cui nessuno tra i vivi può rispondere
obbiettivamente, sono le due domande che costituiscono le basi
di quasi tutte le religioni esistenti. Per capire cos’è la morte
bisognerebbe prima capire cos’è la vita e come si sviluppa. Noi
siamo essere viventi che nasciamo, ci sviluppiamo, ci
riproduciamo e poi moriamo esattamente come tutti gli altri
esseri viventi del nostro pianeta, è l’esatto ciclo vitale anche
delle piante. Ma allora cosa ci differenzia da un fiore o da un
insetto?. Perché una mosca che perisce sotto la nostra paletta
non va in paradiso e soprattutto non concorre a farci diventare
assassini meritevoli del fuoco eterno dell’ inferno?. In fondo
la legge suprema della natura decreta la vittoria del essere più
forte che si nutre di quello più debole, ma questa legge non può
essere applicata all’ essere umano. Organicamente noi abbiamo
un corpo multicellulare complesso ma non è migliore ti tanti
altri esseri viventi del nostro pianeta, basti pensare che siamo
molto più compatibili con un maiale che con un leone e non
avremo mai la vista di un falco o la velocità di un ghepardo. Il
motivo è molto semplice, tutte queste cose non ci servono. La
natura stabilisce le caratteristiche fisiche di un essere
vivente in base al contesto dove quest’ultimo dovrà sopravvivere
e riprodursi, perfettamente in linea con quanto affermava
Darwin.
Ma noi umani
ci riteniamo superiori a prescindere e per questo ci siamo
decretati esseri terrestri supremi e ci abbiamo dato il diritto
di assoggettare tutte le altri specie e la natura intera al
nostro volere. Se analizziamo la situazione da un punto di vista
scientifico la questione è molto più chiara. L’uomo è l’essere
che più degli altri ha subito un processo evolutivo che si è
orientato verso lo sviluppo sociale e comunicativo, questo li ha
permesso di sviluppare una cognizione a 360° di ciò che lo
circonda e grazie alla spiccata comunicatività è riuscito ad
evolversi insieme a tutta la sua specie condividendo ogni
traguardo della conoscenza come se si trattasse di un unico
immenso “cervello”. Si potrebbe tranquillamente dire che
l’essere umano occupa il gradino più alto della scala gerarchica
terrestre grazie al suo percorso evolutivo e grazie alla
maggiore efficienza del suo cervello che non dev’essere per
forza proporzionale al suo volume. Se così fosse il Capodoglio
con il suo cervello di ben 9 Kg sarebbe l’essere più
intelligente al mondo. Su questa linea di pensiero la morte
quindi, non è altro che la naturale cessazione di ogni attività
biologica del nostro corpo.
Ma per il
genere umano questa tetra e sintetica spiegazione della morte è
troppo poco, dev’esserci per forza qualcos’altro, non è
possibile che un essere così complesso che è in grado di provare
emozioni profonde, dotato di fantasia, intelligenza, sensibilità
possa esaurirsi come una pila scarica. Per sopperire a tale
ingiustizia fin dalle origini l’uomo ha elaborato teorie sempre
più complesse a partire dall’ era preistorica, passando per
quelle dei popoli aborigeni fino a giungere alle attuali
concezioni religiose. Sembra strano ma senza la morte nessuna
religione avrebbe più senso di esistere. Detto questo non è così
semplice liquidare la questione della morte spiegandola
semplicemente come l’epilogo naturale della nostra esistenza. Ci
sono delle più che plausibili perplessità che ci fanno ragionare
ancora sull’ argomento, ci sono una marea di testimonianze e di
episodi anche personali che non possono essere ignorati. Tutti
noi abbiamo avuto qualche esperienza mistica che in qualche modo
ha condizionato il nostro modo di intendere la morte, ci sono
maree di testimonianze di gente che hanno vissuto esperienze
non spiegabili con la ragione come visioni, premonizioni, viaggi
spirituali, rivelazioni ecc. Alcune persone hanno avuto la
premonizione della morte di un loro caro in modo inequivocabile,
altri hanno avuto rivelazioni dai loro defunti su cose che poi
hanno avuto riscontro nella realtà. Si sospetta che persino la
CIA abbia chiesto il supporto di medium per il ritrovamento di
persone scomparse. Le librerie sono piene di testi che narrano
delle così dette “esperienze pre-morte”, di persone che sono
stati prossime alla morte e che sono tornati alla vita quasi per
miracolo. In tutte queste storie si parla di avventure
spirituali che in genere raccontano episodi di esperienze
extra-corporei, di separazione dello spirito dal corpo che si
innalza e guarda tutta la scena dall’ alto per poi incamminarsi
nel tunnel che porta alla luce. Ad aspettare lo spirito c’è
quasi sempre un caro defunto che in questo caso rimanda indietro
lo spirito facendolo ricongiungere al corpo esanime.
Personalmente resto molto scettico su queste esperienze
pre-morte poiché li ritengo in gran parte delle semplici
allucinazioni che il nostro cervello produce in quel particolare
stato di stress ulteriormente aggravato dall’insufficienza di
ossigenazione. Infatti, quello che queste persone raccontano
sono tutte cose che hanno sentito, che conoscono e di cui ne
hanno acquisito la conoscenza. Il cervello non fa altro che
creare queste allucinazioni rimettendo insieme gli elementi
acquisiti come in un puzzle. Sarebbe molto più veritiero se
queste esperienze fossero vissute da persone che non hanno mai
sentito parlare di vita ultraterrena, tunnel, paradiso e
quant’altro.
Per il
cristianesimo l’essere umano è dotato dell’ anima, una sorta di
alito di vita che gli è stato donato da Dio non si sa bene se al
momento del concepimento o successivamente alla 21-22ma
settimana di gestazione, sta di fatto che l’uomo ha questo dono
celeste che lo accompagnerà per tutta la sua esistenza terrena e
che si dividerà dal corpo solo quando sopraggiungerà la morte.
L’ anima resta quindi nel corpo senza avere una locazione
precisa (secondo alcuni ordini religiosi risiederebbe nel
sangue, per altri si troverebbe nella testa). Una cosa è certa,
ogni anima è abbinata da Dio ad un solo corpo che abbandonerà
solo dopo la fine della vita terrena. Successivamente l’anima
potrà avere 3 differenti destinazioni: salirà nel regno dei
cieli se ritenuta meritevole oppure scenderà negli inferi dell’
inferno a bruciare tra le fiamme eterne se ritenuta
irrimediabilmente peccatrice. Se invece l’anima viene ritenuta
macchiata di peccati espiabili viene trasferita nel purgatorio
dove dovrà restare fino alla completa purificazione, solo allora
si vedrà spalancati i cancelli del paradiso.
Io credo che
ognuno di noi sia dotato di una sua spiritualità che va al di là
della materialità del suo corpo, non credo però che questa
spiritualità possa essere etichettata e catalogata come “anima”
e che gli sia attribuita una appartenenza religiosa. Non
dobbiamo perdere di vista quello che realmente siamo, cioè
esseri viventi fatti di carne ed ossa, le nostre emozioni sono
generate dal nostro cervello così come la nostra componente
caratteriale. Quando la medicina sarà in grado di trapiantare il
cervello da un individuo all’ altro ci renderemo conto che oltre
al cervello trasferiremo nel nuovo corpo anche le nostre
sensazioni, i nostri ricordi, la nostra personalità, insomma
tutto quello che oggi racchiudiamo in un solo termine: anima.
Quando questo avverrà la religione dovrà inventarsi una nuova
teoria per spiegarlo come ha già fatto in passato e farà in
futuro.
Io sarei
l’uomo più felice al mondo se avessi realmente un anima, ma non
posso dirlo semplicemente perché non lo so. Non ne nego
l’esistenza ma nemmeno ne accetto l’esistenza per fede, penso
di possedere io come tutti gli altri uomini e donne una
spiritualità ma non credo di essere nella posizione di dargli un
nome, una locazione ed una spiegazione scientifica. L’anima non
può essere l’equivalente della nostra spiritualità poiché essa
dovrebbe esistere prima ancora che il nostro corpo acquisisca
una coscienza propria. La nostra anima non racchiude sin dall’
inizio la nostra spiritualità nel senso che non diventeremo
buoni o cattivi in base alla nostra anima ma saremo noi stesso
ad orientarci in un senso o nell’ altro con il nostro percorso
di vita.
Io prego Dio
perché sento di farlo e non mi è mai sfiorata l’idea di
rivolgermi ad esso con le solite pappardelle scritte nei
libricini che i preti imparano a memoria, parlo con lui senza
dogmi e nel modo che ritengo più giusto. Nessun uomo conosce la
verità suprema, per questo motivo tutti sbagliano o possono
avere ragione allo stesso tempo, in considerazione di questo
nessuna religione va discriminata e nemmeno accettata
passivamente come tutte pretendono. Pensate veramente che Dio
voglia con se solo le persone che sanno quando alzarsi e sedersi
durante le messe e che ripetono orgogliose i ritornelli
evangelici appoggiandosi il libricino sul petto in modo da
dimostrare agli altri che conoscono le parole a memoria??
In questa vita
io vivrò la mia spiritualità cercando le risposte alle mie
domande in tutte le direzioni possibili, parlerò con Dio secondo
la mia coscienza che mi guiderà anche nella vita quotidiana, e
soprattutto lo farò senza avere etichette. Chi si dichiara
semplicemente agnostico vuole vivere la vita terrena senza porsi
troppe domande ed evidentemente non sente dentro di se quella
spiritualità che lo spinge a credere in qualcos’altro. Ad ogni
modo preferisco loro ai i credenti con i paraocchi.
Tornando alla
morte, ci sono due validi motivi per non averne paura. Il primo
è molto semplice, quando si muore non si ha più nessuna
cognizione quindi non si può essere né felici né tristi,
semplicemente si cessa di esistere. E’ come mettersi a dormire
la sera senza svegliarsi al mattino, se non ci si sveglia non si
è coscienti di ciò che succede così come non si è coscienti di
ciò che è successo durante la notte. Il secondo motivo è che se
il primo non è vero allora ci dobbiamo aspettare una nuova
esistenza spirituale al di sopra della nostra dimensione terrena
e nella piena consapevolezza di Dio.
Una cosa è
certa, in un modo o nell’ altro si muore comunque. Anche se il
nostro spirito dovesse sopravvivere non saremo più capaci di
abbracciare i nostri figli, non respireremo più l’aria, non
ascolteremo più il suono del mare, non saremo più vivi. Anche se
dovessimo rinascere sotto altre spoglie senza i nostri ricordi
saremo comunque morti, anzi, moriremo all’ infinito.
Ci siamo
costruiti un sacco di favolette sulla morte e adesso ci
imbarazziamo a rileggerle tanto sono fantasiose. La morte esiste
grazie alla vita, tutto ritorna alle origini, bisogna capire
solo chi o che cosa ha creato la vita. Forse la risposta è più
semplice di quanto si pensa, forse chi è estremamente scettico e
crede solo a ciò che vede ha proprio la risposta giusta. Da
bravo agnostico lo scettico elabora teorie plausibili, pensa
che la vita sia nata nell’ acqua, pensa che tutto sia nato da
una esplosione primordiale ma poi apre la finestra di casa sua e
si sofferma ad osservare la natura, ne ammira la molteplicità e
la straordinaria organizzazione, vede come tutto derivi da tutto
e come ogni cosa occupi uno spazio ed una funzione specifica e
poi si chiede…….. possibile che sia nato tutto per caso??
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